marți, 31 iulie 2018

Angela Gheorgiu, interviu devastator in presa italiana Hai Sictir PSD!


voi, cei mai de varsta mea sau un pic mai mici, mai tineti minte ultimii ani ai regimului ceausescu? cand ascultam adevaratele stiri la Vocea Americii si Europa Libera, cand ne uitam la TV la bulgari (cei din sud), sârbi (sudvest) sau unguri (vest) si eram ingretosati de "realizarile" tovarasilor de la conducerea de partid si de stat si ii luam la misto pe la colturi pe coana leana si nea nicu? Credeti ca in 2018 suntem departe de 1988? Nu. Ce publicatie ar lasa-o pe Angela Gheorghiu sa o spulbere pe Firea? Ce editor si-ar fi asumat sa dea asa ceva pe un post tv? Lasa, mai bine nu dam, ne facem ca n-a zis... Taie... Vocea Americii e internetul, facebookul, Europa Libera se intoarce, televiziunile bulgara sau sarba sau maghiara au devenit Euronews sau BBC si CNN... nea nicu e din teleorman, la fel si coana leana, academiciana cu doua stagii la Bruxelles... Artistii sunt apreciati in Occident, aici e loc doar pentru ștoarfe siliconate și pițiponci stafidiți. #haisictirpsd

Il soprano Gheorghiu: «In Romania, il mio paese, mi boicottano»

La diva più capricciosa della lirica: «Lo so, mi chiamano Draculina perché reagisco alle cattiverie. Le eroine dell’opera? Tutte fragili. Dovrebbero comporne una su di me»


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«Se sono rimasta la pecora nera del mio mestiere, è perché ho le mie opinioni, e reagisco alle cattiverie». Angela Gheorghiu è l’ultima cantante che incarna un’idea di divismo classico. Dice che l’opera è stata creata per le voci, non per i direttori e tantomeno per i registi. Per i suoi «colpi di scena» l’hanno soprannominata Draculina: «Ci rido sopra, intanto Dracula è una leggenda, un personaggio inventato, tra l’altro da un irlandese, non da un romeno. Perché nessuno dice che ho aiutato tanti colleghi e direttori?». In Inghilterra (alla Royal Opera House è di casa) sta per uscire l’autobiografia (scritta con Jon Tolansky) di una voce diversa da tutte le altre, anche per ciò che dice fuori scena.
Cominciamo dai suoi inizi.
«Mia madre faceva la sarta, papà conduceva i treni. Amavano la lirica e io da piccola imitavo qualsiasi cosa, ero una spugna. La mia voce viene dal nulla. Sono nata in una minuscola cittadina in Romania, Adjud».
C’era il comunismo.
«Ceausescu prese il potere quando sono nata io, nel 1965. Quando sei bambino non capisci, giochi, poi mi davano tutti lezioni gratuite di canto. Ma era un paese orribile. A 14 anni andai a studiare a Bucarest, per fortuna Ceausescu cadde l’anno prima che io finissi il Conservatorio, nel 1989, e potei cominciare a viaggiare. Non è cambiato molto nel mio paese».
Perché?
«La corruzione non è solo nella politica, è entrata nel DNA dei romeni. I medici per curarti, i preti per un battesimo: a tutti devi dare soldi sottobanco. C’è un mondo parallelo. Non fanno autostrade, scuole, ospedali, teatri. Il paese è diviso in due, tra vecchi e giovani: per fortuna che ci sono loro. Io poi ho cantato opere in tutto il mondo, e mai in Romania, le sembra normale?».
Non è normale.
«Chi ha il potere pensa che i cantanti romeni debbano esibirsi gratuitamente o quasi. Quando nel ‘94 riuscii a far venire Placido Domingo, lui fu pagato, io no. Non si apprezza chi riesce nella vita. La sindaca di Bucarest voleva darmi la cittadinanza per suo tornaconto, è una donna che strumentalizza ogni cosa, si serve del successo degli altri: ho rifiutato. La stessa cosa l’ha fatta con la mia amica Simona Halep, la campionessa di tennis, che suo malgrado in una cerimonia allo stadio è stata sommersa dai fischi indirizzati alla sindaca».
Sulla sua pagina su Wikipedia, c’è scritto: profilo caratteriale.
«Lo so, mi credono capricciosa, è la mia croce da tutta la vita. Gli artisti sono passionali. Ho avuto incidenti clamorosi? Allora: è vero, a Vienna non mi sono ripresentata in scena dopo il primo atto di «Tosca» perché Jonas Kaufmann ha fatto il bis di E lucevan le stelle. L’avevo pregato di non farlo: prenditi tutti gli applausi, ma non fare il bis, non si fa. Ero arrabbiata con lui. Prima del suo meritato successo, l’ho sostenuto nei suoi debutti importanti; dopo una «Butterfly» parlammo di fare il cd e il concerto di «Aida» a Roma con Antonio Pappano e Santa Cecilia. Sono uscita dal progetto e non so perché».
Chi è la sua erede? 
«L’arte non si fa con gli eredi. Mi piace Anna Netrebko, anche lei ha avuto i suoi problemi sentimentali con i cantanti; mi piacciono Sonia Yoncheva e Lisette Oropesa, con cui ho cantato «La Rondine» al Met di New York».
Teatro con cui ha avuto un incidente.
«Eravamo in tour in Giappone con la Carmen di Zeffirelli, ero Micaela e volevano impormi una orribile parrucca rossastra».
Chi è l’eroina di un’opera che le somiglia?
«Sono quasi tutte donne fragili, vittime. Dovrebbero comporre un’opera nuova su di me... Io sto da cinque anni con un ragazzo romeno di 20 anni più giovane, e i suoi genitori sono miei amici. Pregiudizi? Ognuno vive come gli pare, guarda Macron in Francia. Si chiama Mihai Ciortea, ha smesso di fare il dentista per starmi vicino».
Cos’è il divismo oggi?
«È cambiato in peggio. È sparito il mistero. La condanna alla bellezza nella lirica è mortale. Puoi avere un fisico così così ed essere bello in scena. Tra una voce mediocre ma di bell’aspetto e Pavarotti, oggi prenderebbero il mediocre».
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